La tomba di Dracula a Napoli, storia e ipotesi degli studiosi
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Napoli custodisce una delle storie più affascinanti e discusse legate a Vlad III di Valacchia, il voivoda che ispirò il Dracula di Bram Stoker. Nel chiostro di Santa Maria la Nova c’è un sepolcro quattrocentesco decorato con un drago e due sfingi, e dal 2014 alcuni ricercatori sostengono che nasconda proprio i resti del principe. Attenzione, però: quella della tomba napoletana è un’ipotesi, non una verità storica. Qui proviamo a distinguere i fatti documentati dalle suggestioni.
Chi era Vlad III, detto l’Impalatore
Vlad III di Valacchia nacque a Sighișoara, in Transilvania, attorno al 1431 e morì tra il dicembre 1476 e il gennaio 1477. Figlio di Vlad II Dracul, membro dell’Ordine del Drago fondato da Sigismondo di Lussemburgo, fu voivoda, cioè principe, di Valacchia in tre momenti diversi: nel 1448, dal 1456 al 1462 e infine nel 1476.
Il soprannome Țepeș, che significa impalatore, è postumo e deriva dal romeno țeapă, cioè palo, non dalla città egiziana di Tebe. Catturato nel 1462 da Mattia Corvino, re d’Ungheria, restò prigioniero per oltre dieci anni e poi tornò a combattere per riconquistare il trono contro il voivoda filo-ottomano Basarab III Laiotă. Secondo la tradizione morì in battaglia e la sua testa fu portata a Costantinopoli come trofeo, mentre il corpo sarebbe stato sepolto senza cerimonie dal suo nemico, forse nel monastero di Comana, fondato da lui stesso nel 1461.
Perché si parla di Napoli
Il legame tra Napoli e Vlad III parte da un personaggio realmente esistito, Maria Balsa, una principessa di origine balcanica che nel 1479 fuggì dalle persecuzioni turche e trovò rifugio nel Regno di Napoli, accolta da Ferdinando I d’Aragona. Maria sposò Giacomo Alfonso Ferrillo, esponente di una famiglia legata al complesso di Santa Maria la Nova, dove nel 1499 fu realizzato il sepolcro di Matteo Ferrillo.
È qui che entra in scena l’ipotesi: secondo alcuni ricercatori Maria Balsa sarebbe stata la figlia, probabilmente illegittima, di Vlad III, e avrebbe portato a Napoli i resti del padre. Va detto subito che questa discendenza non è documentata: le fonti storiche non registrano figlie femmine di Vlad, e l’identificazione di Maria come sua figlia resta una congettura. Il fatto che Maria Balsa sia una figura reale non rende automaticamente vera la sua parentela con il voivoda.
Cosa si vede a Santa Maria la Nova
Il complesso monumentale di Santa Maria la Nova, in pieno centro di Napoli, ha origini duecentesche e un chiostro minore di fine Cinquecento. Qui si trova il sepolcro di Matteo Ferrillo, realizzato nel 1499 da Jacopo della Pila in marmo di Carrara, con un bassorilievo centrale che raffigura un drago, due sfingi contrapposte e l’iscrizione dedicata al conte di Muro. Chi vuole vedere questi ambienti dal vivo può seguire una visita guidata alla scoperta di Santa Maria la Nova.
L’ipotesi napoletana nasce proprio dalla lettura di questi simboli: il drago è stato interpretato come richiamo all’Ordine del Drago, a cui apparteneva il padre di Vlad, mentre le due sfingi sarebbero un’allusione a Tebe, quindi al soprannome Țepeș. A questi elementi si è aggiunta, nella cappella Turbolo, un’iscrizione dipinta, non in marmo, ribattezzata dagli studiosi Codice La Nova. Nessuno scavo archeologico documentato ha però mai rinvenuto resti attribuibili a Vlad all’interno del complesso: quello che si vede è una raffigurazione simbolica e un testo, non una salma identificata.
Il Codice La Nova e la data del 1480
La tesi ha avuto una seconda ondata nel 2025, quando Giuseppe Reale, direttore del complesso, con l’equipe rumena di Mircea Cosma e Cristian Tufan ha presentato una proposta di lettura dell’iscrizione della cappella Turbolo. Il 28 giugno 2025, a Snagov, i ricercatori hanno sostenuto che il testo sia un elogio funebre in greco bizantino camuffato da segni slavi, dedicato a un «Vlad il Pio, sovrano dei Valacchi», con data di morte 20 novembre 1480.
La notizia è stata ripresa dal Mattino, da Rai News, Euronews, Il Roma, Stylo24, dal Jerusalem Post e da altre testate, e il gruppo ha raccolto gli studi nel volume «Vlad, dove sei? Indizi dal Codice La Nova di Napoli». Va però chiarito lo statuto di queste affermazioni: la data del 1480 e la lettura dell’iscrizione sono una proposta interpretativa del gruppo di ricerca, non un risultato verificato da linguisti indipendenti né pubblicato con revisione paritaria. Gli stessi promotori distinguono la dimensione simbolica del progetto dall’evidenza storica che si vorrebbe consolidare.
Le obiezioni degli studiosi
La tesi del 2014 fu accolta con molto scetticismo. Il critico d’arte e storico Tomaso Montanari, sulle colonne del Fatto Quotidiano, parlò senza mezzi termini di «una patacca», mentre la giornalista scientifica Rossella Lorenzi sollevò dubbi su Discovery News. Tra le obiezioni principali c’è il fatto che Țepeș derivi dal turco e dal romeno, cioè da «impalatore», e non da Tebe; anche il drago, più semplicemente, è l’emblema araldico della famiglia Ferrillo.
Un altro punto riguarda le tombe rumene. Dal XIX secolo diversi storici sostennero, senza prove, che Vlad fosse sepolto nel monastero di Snagov, ma gli scavi del 1932 e 1933 trovarono la tomba indicata vuota, con sole ossa di animali. Nella seconda tomba rinvenuta vicino all’ingresso c’era un corpo maschile, ma con la testa ancora al suo posto, un dettaglio che contraddice la tradizione della decapitazione. Il luogo di sepoltura più accreditato resta il monastero di Comana, indicato dalla maggior parte degli storici rumeni.
Cosa sappiamo davvero
Il punto fermo è che i resti di Vlad III non sono mai stati ritrovati, né a Snagov né a Comana, e nessuna prova documentaria o archeologica colloca il corpo a Napoli. La sepoltura napoletana è quindi un’ipotesi suggestiva ma non provata, che la comunità storica prevalente non accoglie. Anche il legame con il vampirismo è puramente letterario: Bram Stoker, nel 1897, prese dal voivoda soltanto il nome.
Chi visita Santa Maria la Nova può comunque ammirare un complesso ricco di storia, tra monumenti funebri quattrocenteschi e testimonianze di una Napoli crocevia di culture. Per orientarsi tra gli altri racconti della città, dagli spiriti ai misteri delle chiese, può essere utile anche una lettura d’insieme delle leggende e dei misteri di Napoli, sempre ricordando di tenere separate le tradizioni popolari dai fatti accertati.
Domande frequenti
Dracula è davvero sepolto a Napoli?
Non c’è alcuna prova. Quella della tomba napoletana è un’ipotesi avanzata da alcuni ricercatori a partire dal 2014 e non confermata dalla ricerca storica né da ritrovamenti archeologici.
Dove si trova la tomba di Dracula secondo gli storici?
La maggior parte degli storici rumeni indica il monastero di Comana, fondato da Vlad, come luogo più probabile. In passato si è parlato anche di Snagov, ma gli scavi hanno mostrato una tomba vuota. I resti, in ogni caso, non sono mai stati ritrovati.
Chi ha sostenuto la tesi della tomba a Napoli?
Nel 2014 i ricercatori Raffaello e Giandomenico Glinni, con il supporto di esperti estoni, sulla base delle decorazioni del sepolcro Ferrillo. Nel 2025 il direttore del complesso Giuseppe Reale, con Mircea Cosma e Cristian Tufan, ha proposto una nuova lettura dell’iscrizione della cappella Turbolo.
Che cos’è il Codice La Nova?
È il nome dato a un’iscrizione dipinta, non in marmo, che si trova nella cappella Turbolo di Santa Maria la Nova. Secondo il gruppo di ricerca sarebbe un elogio funebre dedicato a Vlad, ma la lettura non è stata confermata in sede indipendente.
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